Un masso in mezzo a un fiume non blocca il fiume. Il fiume si ricalibra, passa affianco al masso, e col tempo lo leviga, il masso cambia forma e diventa parte del fiume stesso. Non un nemico, ma un rumore di fondo che si fa sempre più leggero. A volte si leviga fino a scomparire, a volte resta lì ma senza più fare danno.
Qualcuno potrebbe farmi notare che di massi il fiume potrebbe trovarne tanti, al punto da formare una diga e bloccare tutto. Anche lì il fiume trova il modo di passare, si scava un varco tra i massi, li supera, crea una cascata, ma non si ferma.
L’esempio non è mio, e se lo si affronta in modo davvero analitico si apre un mondo intero da discutere. Ma restiamo a questi due casi, il masso singolo e la diga, e andiamo a capire perché li ho scelti proprio ora.
Un periodo noto, forse anche a voi
Il periodo è complesso, difficile, sfidante, e non è una novità per chi mi legge. Ma mi sta insegnando molto anche nei giorni più bui, e per assurdo cresco di più ora che in altri momenti. Rischia di suonare come una frase fatta, di quelle che odio sentire anch’io, quindi provo a spiegarla invece di lasciarla lì.
Solo nei momenti ideali non basta
Impostare un cambiamento personale non è facile, men che meno il primo passo, questo lo sappiamo tutti. Prendiamo un caso semplice, modificare un’abitudine o introdurne una nuova, non un cambio radicale di carattere o di vita.
Pensiamo per errore che vada fatto solo in condizioni ideali, nei momenti in cui riusciamo a concentrare energie su quella cosa specifica. È una parte vera, ma non è l’unica. Se costruiamo un’abitudine solo così, le fondamenta restano deboli, ed è tra le prime cose a cedere quando arriva un periodo difficile.
Lavorarci anche nei momenti complessi, nelle giornate di fatica, è una delle sfide più utili che esistano. Stesso principio dello sport, allenare la mente a fare una certa cosa dentro un contesto difficile la radica più a fondo. Diventa più solida, e quando diventa automatica regge sia nei giorni buoni che in quelli storti.
So che è oggettivamente difficile da fare. Quando una giornata è una merda, e non ho intenzione di usare giri di parole per dirlo, difficilmente ci mettiamo a lavorare su noi stessi. Vogliamo solo smettere di sentire, restare come amebe finché non arriva il sonno, sperare in un reset col giorno dopo. È normale, la mente cerca quello che le costa meno. Ma non tutta la mente. Siamo fatti a strati, e non scendo nei dettagli perché non sono la persona giusta per farlo, posso solo dirvi cosa ho fatto, cosa provo, e su cosa ancora lotto.
Un esempio con nome e cognome
Amo leggere quanto amo il golf e i videogiochi strutturati. Leggo di tutto, romanzi, saggi, Topolino. Ma negli ultimi anni le difficoltà mi avevano rallentato, quasi fatto soffrire per questo. Riuscivo a leggere solo nei momenti ideali, e nemmeno sempre. Dimenticavo che Topolino, o una rivista come BBC Science o BBC History, bastano anche in una pausa, in coda, in attesa, in bagno, a letto prima di dormire, su carta, su Kobo, su iPhone o iPad.
Stufo di essere vittima del doom scrolling, ho iniziato a rieducarmi non solo nei momenti tranquilli ma soprattutto in quelli complessi. Difficile, inutile negarlo. Ci voleva spinta cognitiva vera, a volte aprivo Topolino, leggevo due pagine e lo richiudevo, a volte lo aprivo, lo guardavo senza leggere, e lo richiudevo comunque. Una volta, due, tre, e alla fine ci sono riuscito.
Ora quei momenti li incastro quasi tutti, Topolino è sempre lì. Casco ancora, ma raramente. E leggo, anzi desidero quel momento. Lo sto estendendo alle riviste. Il risvolto migliore è che mi ha tolto frizione anche sui libri lunghi, romanzi e saggi, che ora nei momenti liberi più ampi, ancora pochi per ora, leggo con gusto vero. L’ultima volta che leggevo Ready Player One mi sono venute idee di lavoro, e mentre scrivo non vedo l’ora di finire per tornare a lui e a Nessundove di Neil Gaiman. Potrei continuare per ore su cosa sto leggendo, in questo periodo soprattutto matematica, fisica, storia. Ho due sfide messe da parte, in attesa del momento giusto, S. di Doug Dorst e J.J. Abrams, con dentro La nave di Teseo, e Gödel, Escher, Bach: un’eterna ghirlanda brillante di Douglas Hofstadter.
Levigare il masso
Potrei andare avanti, ma il punto è questo. Se vogliamo levigare quel masso, se vogliamo dare un’identità a noi stessi e arrivare a quello stato di benessere, dobbiamo concentrare le energie proprio nei momenti in cui costa di più. È fottutamente difficile, non impossibile, e per me non è finita, lo sto estendendo a molte altre cose, specie in questo periodo di complessità e sfide non facili.
Non ho più problemi a dirlo, anzi sbagliavo prima. Quando qualcuno mi chiedeva “come va” per cortesia sociale, rispondevo “stanco ma bene”. Ora rispondo con la realtà, “oggettivamente male, periodo complesso”, o frasi simili. Ricordiamocelo, rischiamo di sembrare più vittimisti con la prima frase, per assurdo, che con questa, anche se l’onestà intellettuale va detta al momento giusto, non resa un tic ripetuto ad ogni occasione.
Passo dopo passo. Pietra dopo pietra.