Quando la mente sa ma il corpo non ubbidisce: lutto, amicizia e paura

Ieri è successo qualcosa di spiacevole che mi ha mostrato tre cose insieme. Come la mente può sapere che una paura è irrazionale senza riuscire ad agire su quella conoscenza. Come “se stai male chiamami” non basti, e serva l’esserci vero. E come si possa fare lutto per qualcuno che è ancora vivo, quando la persona che conoscevi smette di esistere pur restando nel mondo.

Oggi, il giorno dopo, sto bene. Non perfettamente, ma bene.

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Interiorizzazione, parte due: quando arriva a salvarti proprio nei momenti stanchi

L’interiorizzazione si vede davvero quando arriva proprio nei momenti stanchi, quasi a salvarti senza sembrare un miracolo.

In questo periodo di stanchezza accumulata ho visto la metacognizione bloccare tendenze compulsive nel lavoro, ho visto come parlare apertamente aiuti in famiglia più di ogni tecnica, e ho capito il confine sottile tra crescita personale e narrative pericolose costruite con gli stessi strumenti che usiamo per migliorarci.

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Interiorizzare: quando un concetto smette di essere strumento e diventa parte di te

Interiorizzare non significa ripetere fino a memorizzare. Significa portare un concetto così dentro da renderlo automatismo, da non doverlo più cercare quando serve. Nell’ultimo anno la filosofia è passata dal lavoro alla vita personale come escalation.

Due episodi recenti, una trattativa complessa e una situazione di volontariato con un interlocutore aggressivo, mi hanno mostrato cosa significa quando Socrate, Dewey e Gadamer smettono di essere strumenti e diventano parte di te.

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Due domeniche dopo: l’interiorizzazione che avanza

Due domeniche saltate, tanti temi emersi. Il weekend della stanchezza ha fatto emergere qualcosa sull’accettazione. Il GIF, Giovani In Festa organizzato dalla Croce Verde, ha portato a galla l’interiorizzazione. Oggi non approfondisco, anticipo. Perché sono stanco, gestisco un periodo complesso, sto costruendo.

Eppure mi sento felice. E scriverlo me lo ricorda quando arriveranno i giorni in cui andrò a pensare l’opposto.

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Il vuoto che crea: navigare il caos senza fuggirlo

Continuiamo a fuggire il vuoto, a riempirlo di pensieri pur di non affrontarlo. Eppure i fisici stanno scoprendo che il vuoto quantistico non è assenza ma potenziale, fluttuazioni di energia che creano. Lo stesso vale per la mente. Questa settimana è stata duramente complessa, la sfida è ancora in corso.

Ma nel vuoto ho trovato qualcosa di prezioso. E sono ancora qui.

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La semplicità come superpotere: quando meno diventa più

La complessità è una composizione di semplicità ben strutturate. Sembra un paradosso, eppure me lo hanno dimostrato due contesti lontanissimi: i videogiochi strutturati come Soviet Republic, dove ho imparato a concentrarmi su un sistema per volta invece di voler padroneggiare tutto subito, e una videochiamata inaspettata con Marco, entusiasta dopo aver provato un gioco grezzo che avevo costruito con l’AI.

La semplicità applicata bene crea grandi cose.

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Ristrutturazione cognitiva: quando il corpo non ha ancora aggiornato il software

In un periodo di ristrutturazione cognitiva il rischio più grande è scambiare la fatica per regressione. Nelle ultime settimane ho pensato di tornare indietro. Poi la metacognizione ha letto il momento: stanchezza, caldo, un corpo che non ha ancora aggiornato il software alla nuova versione della mente. Non è regressione. È adattamento.

E le pietre del Go posizionate mesi fa stanno portando i loro frutti.

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“Sono stanco”: la risposta che nasconde tutto

“Come stai?” “Sono stanco.” Una risposta che accettiamo senza soffermarci, che diamo senza spiegarci. Ma cosa nasconde davvero? Spesso molto più di una semplice fatica fisica. Quando diciamo “sono stanco” nascondendo tutto il resto, nascondiamo prima di tutto a noi stessi il vero stato. E il vero problema è lì.

La cura cognitiva passa anche da passi piccoli, e questo è uno di quelli.

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Volontariato: oltre il sabato pomeriggio libero

Volontariato non è riempire il sabato pomeriggio libero. Ha sfumature profonde, metodi diversi, e un potenziale che la maggior parte delle persone non immagina. Resilienza e antifragilità, la capacità non solo di resistere ma di migliorare grazie agli urti, sono le qualità di chi sta davvero cambiando questo mondo dall’interno.

E prima di dire “non ho tempo” o “non ho quei soldi”, vale la pena fermarsi e chiedersi: cosa farebbero quei numeri?

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