Metacognizione: quando la tua mente osserva se stessa

A pranzo stavo aprendo una scatoletta di tonno. Banale, vero? La linguetta era quasi rotta, avevo poco tempo (la pasta era quasi pronta), e l’apriscatole era rotto. So che la mia mente ha sentito il problema. Non come pensiero conscio tipo “oh no, apriscatole rotto”, ma come sensazione che ha innescato una catena di decisioni rapide. Ho preso un coltello. Sapevo che il coperchio in alluminio è sottile e debole sui lati. Pochi colpi precisi ed ha ceduto. Con la linguetta rimasta, l’ho aperto.

Banale, sì. Ma in quel momento ho avuto qualcosa di affascinante: consapevolezza della consapevolezza (metaconsapevolezza). Ho visto la mia mente osservare se stessa mentre creava i collegamenti. Il pensiero reticolare che applicava fisicamente il concetto di cedimento strutturale. La rapidità con cui ho recuperato implicitamente una nozione di fisica e l’ho applicata. E ho realizzato di aver realizzato. Quella è metacognizione.

La consapevolezza di come pensi

Potrei definire la metacognizione in modo accademico, ma la viviamo ogni giorno. È il momento in cui pensi a come stai pensando. È quella voce che dice “okay, sto ruminando” oppure “attendi, sto costruendo qualcosa di coerente qui”. È la capacità della mente di osservare se stessa mentre lavora.

Da quando è diventata consapevole in me, e intendo consapevole nel senso di osservabile, praticabile, non solo accademica, ha cambiato tutto. Non sono diventato una persona diversa. Rimango quello che sono, con i miei limiti. Ma la velocità con cui interpreto una situazione, la precisione con cui decido, il modo in cui gestisco la complessità: tutto è diventato più netto.

Qui è dove diventa interessante. Prima della metacognizione, il mio stile decisionale era diverso. Quando un cliente mi chiedeva “Possiamo fare così?”, io rispondevo “Sì, possiamo fare così. Oppure così. Ma se vuoi, potrei provare anche fare così.” Tre possibilità. La terza era quella che cercava di accontentarlo, di offrire una via di mezzo che in realtà era forzata. E sai cosa succede quando forzi una soluzione solo per avere accordo? Logora e alla fine manco aiuta l’altra persona. La soluzione non è pragmaticamente valida.

Con la metacognizione, quel meccanismo si è fermato. Osservo il problema, osservo come sto pensando al problema, e dico con chiarezza “Ecco cosa consiglio, e ecco perché”. Niente terze possibilità. Niente hedging. Presidio attivo, come l’ho definito settimana scorsa, significa stare nel tuo spazio decisionale senza apologia. È incredibilmente liberatorio.

Il momento di vedere la propria mente funzionare

La riscrittura del tonno non è casualità. Quello che è successo è questo: ho avuto un problema urgente. La mia mente ha osservato il problema. Poi, e qui è il momento chiave, ha osservato se stessa mentre lo risolveva. Ha visto i due livelli simultaneamente. Ha riconosciuto la struttura del coperchio. Ha applicato il principio di cedimento materiale. Ha scelto la forza e l’angolo esatti. E io, contemporaneamente, ho visto quella mente funzionare. Non da dentro il pensiero, ma dall’osservatorio della consapevolezza.

Questo è il potere della metacognizione: non è che pensi meglio all’improvviso. È che vedi il tuo pensiero accadere. La banda cognitiva che prima era intasata da ruminazione, da ricerca di approvazione, diventa disponibile. Si libera. E improvvisamente la puoi usare per quello che veramente sai fare.

Ho visto accadere lo stesso nella decisione del cliente. Nessun giro di parole, nessuna ricerca di accordo a tutti i costi, solo la mia esperienza applicata con chiarezza. E sai cosa? I clienti con valore riconoscono il perché di quella scelta. E se non la riconoscono, è un non-problema. Perché avrebbe solo creato logoramento in una relazione già complessa.

Come inizi a osservare la tua mente

Tutto questo suona astratto se non hai pratica concreta. Quindi come iniziare?

Il grounding è la tecnica più utile per me. Non per fuggire dal problema, ma per creare spazio tra te e il tuo pensiero. Quando senti la mente che corre, che si muove dentro cicli, ecco il momento. Fermati. Senti i piedi nel pavimento. Senti il contatto della sedia. Tocca un oggetto intorno a te, senti la sua consistenza. Non per calmarti (anche, ma non è l’obiettivo principale). Ma per creare una distanza da cui osservare.

Una volta che hai quella distanza, chiedi: “Come sto pensando a questo momento?” Non “cosa sto pensando”, ma il come. La struttura. Il pattern. Stai facendo giri di parole? Stai cercando tre possibilità quando una è giusta? Stai ruminando su qualcosa che non puoi controllare? O stai creando connessioni reticolari che risolvono il problema?

Lo swing del golf mi aiuta a resettare quando la mente è in sovraccarico. Ma il grounding mi aiuta a osservare. E l’osservazione è dove inizia il cambiamento.

Se tutti iniziassimo a ragionare su essa

La metacognizione non è un’abilità rara. La possiedi già. Ma come molte cose che possiediamo, il grado di profondità e di applicazione fa la differenza. Se tutti iniziassimo veramente a osservare come stiamo pensando, non per giudicare il pensiero, ma semplicemente per vederlo, potremmo sbloccare il livello successivo della nostra mente.

Quel livello dove il pensiero reticolare non è più raro. Dove le decisioni difficili diventano chiare. Dove i problemi complessi rivelano la loro struttura. Dove la serenità non è assenza di difficoltà, ma lucidità dentro la difficoltà.

Negli ultimi giorni ho dormito meglio. Non perché la vita è semplificata, il bias continua a attaccare, il lavoro rimane complesso. Ma perché la mia mente è più libera. Meno rumore. Più segnale. Sento di muovermi con precisione.

Se riconosci questo in te, quel momento in cui hai visto la tua mente lavorare, dove il pensiero è diventato più netto, ragioniamoci insieme. Questo è il vero potere del rizoma: non è che io ti insegno, è che osserviamo insieme come la mente funziona davvero.

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