Ruminazione: la bastarda che ti divora la mente

Uno dei maggiori freni ad avere banda cognitiva ed anche a raggiungere il famoso stato di benessere che spesso cito è la ruminazione. Tale termine prende spunto dalla biologia animale dei ruminanti, esempio la mucca, ma è ampiamente usato in psicologia. Se vogliamo riassumere, prendo in prestito cosa mi offre Google cercando il termine, suffragato da fonti. Dice:

La ruminazione ha due significati principali: in ambito gastrointestinale, è il rigurgito involontario di cibo dallo stomaco, simile a quello dei ruminanti animali; in ambito psicologico, è un processo mentale di pensiero ripetitivo e negativo, rimuginio, su esperienze passate o preoccupazioni future, che può essere fonte di ansia, depressione e altri disturbi, a differenza della normale riflessione che porta a soluzioni.

Perché ne parlo oggi? Probabilmente per il punto di maturazione del mio percorso.

La ruminazione è bastarda, cazzo se è bastarda. Perdonate le parole dirette ma sono perfette e calzanti.

Cos’è la ruminazione (e perché non ce ne accorgiamo)

Spesso non ci accorgiamo quando iniziamo a ripensare ad un problema o ad una situazione. E quando si innesca il processo di ruminazione, ci distrugge. Cerco di spiegare.

Immaginiamo di avere un cliente con richieste illogiche e magari pure in ritardo con la fattura. Un classico italico, come si dice.

Inizia così: “Ecco, guardalo, chiede ma sulla fattura glissa.”

Poi: “Sì ma adesso aspetta la mia risposta, non faccio subito.”

E ancora: “Però cavolo, se pagasse non è manco tanto…”

Quindi: “Rileggiamo l’email, magari mi viene in mente altro.”

E potrei continuare all’infinito.

Risultato? La mente continua a macinare rabbia, nervoso, si avviluppa su se stessa. Loop infinito che non porta a nulla se non danni.

I danni della ruminazione

Questo loop ci porta a molti problemi, di cui vi cito quelli per me principali: gestione dell’evento pessima, anche a fronte di ottimi contenuti la forma può divenire pessima e portarci per assurdo dalla parte del torto; stanchezza cognitiva che ci conduce ad errori, leggerezze e soprattutto ci toglie energia da attività potenzialmente chiave sul medio-lungo termine; esagerare a pensare male di una persona, specialmente su questioni personali più che lavorative.

Quest’ultimo punto merita attenzione particolare.

Il punto devastante – Nemico Pubblico Numero Uno

L’ultimo punto è devastante. Perché anche dinanzi a dati oggettivi, la ruminazione li prende e li decuplica.

Risultato? Noi trasformiamo una persona che ha commesso errori, oppure con carattere discutibile, in un Nemico Pubblico Numero Uno.

Se ci pensate, non ha senso. Ok, potremmo anche scoprire persone pessime. O persone con cui non collidiamo, non andiamo in risonanza. Questo è normale, fa parte della vita, delle relazioni umane. Ma farle diventare l’apoteosi del male? Non ha senso.

Probabilmente leggendo direte: “Ma no, così no, dai.” Invece pensateci. Pensate a quelle volte che la ruminazione vi ha portato a pensare il peggio. Situazioni complesse dove avete immaginato scenari improbabili, complotti inesistenti, tradimenti che non c’erano. E poi parlandoci si è risolto tutto al meglio, magari era solo un malinteso, magari la persona era in difficoltà e voi non lo sapevate. O peggio, si è risolto ma è rimasta la ferita per il nostro atteggiamento, per come abbiamo reagito basandoci non su fatti ma su ruminazione amplificata.

Quest’ultima parte non è piacevole da ammettere. Ma la ruminazione ci porta a questo, spesso. Trasforma dati in mostri, errori umani in tradimenti calcolati, persone imperfette in nemici da abbattere. E noi ci crediamo perché la ruminazione è convincente, costruisce narrazioni coerenti ma distorte, ci fa sentire nel giusto mentre stiamo esagerando. È bastarda, davvero bastarda.

Come iniziare a gestirla – Tecniche pratiche

Se la ruminazione diviene parte di noi nel tempo, per motivi vari e per motivi che un po’ tutti sappiamo, toglierla non è immediato. Ma non è impossibile.

Tecniche come la respirazione o il grounding aiutano tanto.

Se ci fermiamo e facciamo il classico esempio di inspirare ed espirare per alcuni secondi controllati, aiuta a calmare il flusso sanguigno come anche i pensieri. Non serve complessità, bastano pochi secondi di attenzione al respiro. Il corpo si calma, la mente rallenta, il loop perde potenza.

Se ci fermiamo, respiriamo, sentiamo il mondo attorno a noi e ci soffermiamo sul sentire i piedi nella scarpa e la scarpa che tocca terra, aiuta. Questo si chiama grounding, radicamento. Riporta l’attenzione al presente fisico invece che al passato o futuro della ruminazione. Se con le dita tocchiamo un pezzo di una maglia, se giochiamo in automatico al cubo di Rubik, se occupiamo le mani con qualcosa di tattile e semplice, aiutiamo la mente a staccare il loop e rimettersi in binario.

Ma queste tecniche funzionano così da sole? Assolutamente no.

Servono i contenuti. Dobbiamo stare bene con il nostro io, col nostro percorso, saper leggere e valutare noi stessi e gli altri con lucidità. Se il contenuto c’è, la forma la possiamo man mano creare con queste tecniche blocca-ruminazione.

Inventate da me? Assolutamente e categoricamente no. Ed anzi, un buon terapeuta saprebbe aiutare decisamente meglio e in modo strutturato. Ma queste, nel loro piccolo, possono dare una mano e far iniziare a noi un percorso che poi continuerà come meglio sarà necessario.

Potere della mente libera

La ruminazione è una gran figlia di troia. Perdonatemi i francesismi, come si tende a dire almeno come locuzione in Italia, ma è così. Risolverla, o per lo meno iniziare a gestirla, ci darà potere. E tanto.

Perché? Perché la mente libera di pensare è pazzesca. Se vi ricordate il discorso sul tempo percettivo che abbiamo affrontato in passato, questo è un caso splendido in cui lo si vede applicato. Ruminazione significa tempo percettivo fermo, bloccato in loop infinito dove non c’è evoluzione, non c’è crescita, solo ripetizione sterile dello stesso pensiero negativo. Mente libera invece significa tempo percettivo esponenziale, dove le connessioni emergono naturalmente, dove le soluzioni nascono perché il cervello può finalmente lavorare invece di girare a vuoto.

Non è magia, è meccanismo. E quando liberi la mente dalla ruminazione, il potenziale esplode. Non è immediato, non è facile, richiede lavoro e costanza. Ma è possibile. E vale ogni sforzo perché la differenza tra vivere in ruminazione e vivere con mente libera è la differenza tra sopravvivere e prosperare.

Pensiamoci.

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