Libero

Stanchezza come parte del benessere

La stanchezza, spesso, la pensiamo come negativa. Invece fa parte del benessere.

Nelle ultime due settimane periodo intenso: lavoro, famiglia, Bastardo 2.0. Weekend con stanchezza: niente golf, poco gioco, poco lettura. Eppure fatica piacevole.

La società ci ha portato a sovra-performare anche sul riposo. Ma se la mente è libera, anche stanca, produce meglio. Non ozio. Spazio cognitivo. Grounding: senti i piedi, osserva senza giudicare.

Se stai vivendo stanchezza ma controllo, ragioniamoci insieme.

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Dal fare ossessivo al presidio attivo

“Devo giocare, devo leggere, devo andare a golf altrimenti non recupero e poi è peggio.” Per anni ho vissuto il tempo libero così: un’ossessione del fare che rendeva tutto peggio invece che meglio. Ieri qualcosa è cambiato.
Ho scoperto il presidio attivo: quella capacità di vivere pienamente anche i momenti in cui non faccio nulla di particolare.

Non ozio passivo, ma noia consapevole che diventa vantaggio. E la mia mente si è ricaricata davvero, offrendomi insight e prospettive nuove. La sera, una festa a sorpresa. Un altro passo nel percorso. Ma c’è qualcosa che vorrei dirvi su tutti questi post…

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Due errori, una lezione: quando il bicchiere è nella scatola sbagliata

Due errori questa settimana. Cena con Amici, giochi da tavola. Taboo, gioco che adoro. Scarso. Greta: ‘Strano, di solito vai bene.’ Amico sorridendo: ‘Speravo vincevamo, avevo il mio ChatGPT in squadra.’ Non era solo il mal di testa. Era rigidità dove serviva leggerezza. Lasciar andare la mente, vivere serenità il momento. Non ‘non pensare, agire’ da film. Altro. E l’altro errore? Blog, excerpt. AI copia-incolla senza mio occhio. Risultato: post telegrafici. Mantra mio: uomo al centro, AI strumento. E poi qui l’errore. Entrambi stesso problema: bicchiere nella scatola sbagliata. Leggerezza inscatolata come ‘non pensare’. AI inscatolata come ‘fa tutto’. Ho visto, riconosciuto. Ora correggo. Scatola giusta.

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Benessere, non felicità: ripensare il Natale

Benessere, non felicità forzata. Natale diventa obbligo di essere felici. Aspettative altissime, regali perfetti, cene luculliane, poi down inevitabile. Felicità forzata è picco temporaneo seguito da caduta. Io con Natale non ho mai vissuto bene, lo ammetto. Marco se n’è accorto e mi spiace. Regalo fatto pensando al core della persona diventa significativo, ma quando diventa task lavorativo perde senso. Ho vissuto Natale come progetto aziendale: vigilia, Natale, Santo Stefano. Chiudi tutto entro 23 dicembre, pronto 7 gennaio. Risultato? Stress massimo, corto circuito. Quest’anno primo passo: reso rumore di fondo le forzature, concentrato su bimbi felici. Benessere permette alla felicità di emergere naturalmente. Senza aspettative che schiacciano.

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Ristrutturare: perché non trovi il bicchiere (e va bene così)

Ristrutturare. Non la casa. Me stesso. E in una casa in ristrutturazione, è normale non trovare il bicchiere. Tre stanze: cucina (capacità cognitive), salotto (relazioni), camera da letto (me profondo e famiglia). La cucina è completa, scintillante. Metacognizione, pensiero reticolare, tutto pronto. Il salotto in piena lavorazione, oggetti inscatolati. La camera appena iniziata, la più delicata. Questa settimana ho dimenticato attività casalinghe. Cose banali. Con la mia memoria non dovrebbe capitare. Invece di preoccuparmi, ho capito: sto ristrutturando. L’energia cognitiva si mette su altro. Il bicchiere è inscatolato, non perso. Ci sta. Non è un problema. Imprevisti capitano: tubo rotto, luce staccata. Parte del processo. Va bene così.

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Quando il bias si evolve: da attacco frontale a strategia subdola

Il bias che ho nominato si è evoluto. Non più attacco frontale ma strategia subdola: attacchi laterali per riempire di nuovo la banda cognitiva, tagliare rifornimenti, bloccare attività liberanti. Ma li ho visti in tempo. La guerra ventennale (18 anni → 44 anni) continua. Il rizoma si espande: io, l’Amica con cui faccio audio filosofici, altri. Cerchi concentrici, non gerarchia. Temistocle a Salamina: non forza bruta ma strategia. Ieri: Victoria 3, orchestratore del caos. Swing del golf svuota mente. Il bias contrattacca. Ma io sono pronto. La palla è mia.

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La tecnica che mi ha liberato dalla ruminazione: nominare i bias

Questa settimana ho individuato il bias che mi domina da decenni: “Dipendo dagli Altri, non collaboro con gli Altri.” La tecnica di nominarlo, dargli un nome quando arriva, lo ha depotenziato. Il cervello passa da passivo ad attivo. La ruminazione cala, si libera banda cognitiva, arrivano idee. Non ho risolto, ma non subisco più. L’origine? Adolescenza, responsabilità adulte troppo presto. Il catalizzatore? Amelia, 26 settimane, 710 grammi, 109 giorni TIN. Da eroe forzato ad anti-eroe a stratega. Nominare, accettare, evolvere. Gli strumenti fanno la differenza.

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Golf, mente vuota e tempo percettivo: il mio rifugio consapevole

Il golf mi ha insegnato qualcosa che la meditazione forzata non è mai riuscita: svuotare la mente senza forzarla. Lo swing esige mente libera, corpo presente. Pochi secondi in tempo fisico, immenso in tempo percettivo. Come quando giochi coi figli e sembri un coglionazzo: loro felici, tu felice. Mente vuota, gioia piena. Il golf non è solo sport. È il mio modo di trovare armonia. Trova il tuo swing.

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Accettare non è arrendersi: il potere della serenità consapevole

Per anni ho pensato che accettare significasse arrendersi. Ma accettare non è subire. È strategia consapevole. Dalla scienza di Tetris post-trauma alla distinzione serenità/felicità, fino al paradosso: quando smetti di combattere ciò che non puoi cambiare, ottieni più potere. Accettazione non è passività. È intelligenza emotiva.

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Esaurimento controllato: quando la metacognizione ti ricostruisce

Nel 2024 sono andato in esaurimento. Usavo noradrenalina come benzina costante. Poi la metacognizione si è attivata. Da “esaurimento controllato” a “esplosione controllata” fino alla ricostruzione esponenziale. Oggi sono oggettivamente felice. Vi racconto come osservare i propri pensieri può essere il cardine che cambia tutto.

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