Questa settimana ho dimenticato delle attività casalinghe. Cose semplici, che normalmente non dimenticherei. Ho una buona memoria, di solito.
E invece di preoccuparmi, ho capito qualcosa. Sto ristrutturando. Non la casa. Me stesso.
E in una casa in ristrutturazione, è normale non trovare il bicchiere.
La metafora della casa
Ristrutturare. Spesso non pensiamo a come questo termine, all’apparenza lontano dalla nostra mente, in realtà si leghi perfettamente alla nostra componente cognitiva.
Nell’ultimo periodo questa parola mi è saltata fuori più volte. E come faccio sempre, l’ho analizzata, compresa, fatta mia attraverso similitudini.
Per me la casa in ristrutturazione è composta da tre stanze. Tre aree della mia vita, tre piani della mia trasformazione.
La cucina: le capacità cognitive
La cucina rappresenta le mie capacità cognitive, lavorative, operative.
Ed è completa. Scintillante. Tutto moderno, funzionale, performante. Metacognizione, pensiero reticolare, capacità di analisi, tutto pronto all’uso. Più efficiente che mai.
La cucina c’era anche prima, sia chiaro. Ma non era così. Funzionava, ma non bene. C’era il forno, il lavandino, la lavastoviglie. Ma non erano efficienti.
Con la ristrutturazione tutto diviene migliore. E magari aggiungiamo pezzi nuovi. La planetaria, per dire. Cose che prima non c’erano ma che ora completano il quadro.
Come nella nostra mente. Alcune capacità c’erano, ma non molto efficienti. Le rimettiamo a posto. E poi aggiungiamo altri strumenti a migliorare.
E per certi versi mettere a posto la cucina ha senso come primo passo. Perché ci dà acqua, cibo, caffè sempre utile per lavorare alle altre stanze. O no?
Il salotto: le relazioni con il mondo
Il salotto rappresenta le relazioni. La società, le persone, gli amici, anche i familiari non stretti.
Qui è in piena lavorazione. Oggetti inscatolati, mobili e divani coperti da teli. Alcune pareti sono ok, altre no, altre a metà lavorate.
Ci sto lavorando. Ma non è finito. È in corso.
La camera da letto: me profondo e famiglia stretta
La camera da letto sono io. La parte profonda. La mia famiglia stretta, il nucleo.
Qui ho iniziato con più fatica. Ma ormai tutto è inscatolato e coperto. I primi lavori sono partiti.
È la stanza più delicata. Quella che richiede più tempo, più attenzione. Quella che non puoi fare di fretta.
Perché questo ordine?
Cucina prima, salotto e camera dopo. Ha senso?
Sì. Perché la cucina sono gli strumenti. Le capacità cognitive di base. Metacognizione, pensiero reticolare, capacità di nominare i bias.
Se non metti a posto prima gli strumenti, come lavori alle altre stanze?
Salotto e camera da letto sono delicate. Impattano sulle parti più emotive, sulle relazioni, sulle nostre azioni e risvolti nella società. È normale siano più lunghe e talvolta partano in ritardo, specie la parte nostra, la camera.
Perché una volta che abbiamo strumenti nuovi, una volta che iniziamo a metterli in pratica nelle relazioni, è in quel momento che si scoprono i bias profondi. Quelli che hanno manovrato, e spesso danneggiato, la nostra vita.
Ma con la forza di rimettere a nuovo la casa, tutto può prendere quella piega diversa.
Il bicchiere che non trovi
E qui arriviamo al punto. Quello a cui spesso non pensiamo, io in primis.
In una casa in ristrutturazione ti serve un oggetto semplice. Un bicchiere. E non lo trovi.
Perché? Hai inscatolato tutto. Forse non hai messo il nome sulla scatola. Forse l’hai messo nella scatola sbagliata. Non l’hai perso. È solo momentaneamente non raggiungibile, o raggiungibile con difficoltà.
E questo capita anche nella mente.
In una fase di ristrutturazione cognitiva, potremmo dimenticarci oggetti o attività che normalmente non dimenticheremmo.
Questa settimana, per dire, ho dimenticato attività casalinghe. Cose banali. Con la mia memoria, non dovrebbe capitare. Eppure è capitato.
E invece di preoccuparmi, ho capito. Sto ristrutturando. L’energia cognitiva, se ci pensi, si mette su altro. Su lavori più importanti. Sul salotto, sulla camera da letto.
Il bicchiere è inscatolato. Non perso. Inscatolato.
Ci sta. Non è un problema. Dobbiamo accettarlo, non struggerci. Perché stiamo ristrutturando tutto. Dopo andrà tutto meglio.
Magari una volta trovato il bicchiere, lo riponiamo di nuovo nella scatola. Ma in quella giusta. E nel modo corretto.
Gli imprevisti: tubo rotto, luce staccata
Solo questo? Assolutamente no.
Se ristrutturi una casa, capitano imprevisti. Oggetti che si rompono, che ostacolano. Un tubo che si rompe accidentalmente. Devi staccare la luce per un attimo per fare delle operazioni.
Sembra un caos assoluto.
Ma siamo sicuri? È davvero caos? O sono semplicemente elementi del processo?
Se la ristrutturazione procede con i giusti approcci, quegli imprevisti non sono altro che elementi del tutto. Non sono caos. Sono parte della trasformazione.
Sta a noi, nuovamente, accettarli. Non subirli. Saperli navigare.
Orchestrare il caos
Forse più avanti vi parlerò meglio del caos e di come la sua orchestrazione faccia la differenza.
Ma intanto vorrei che ragionaste su queste cose. Pensiate a come esse sembrano caos all’apparenza, ma in realtà spesso o non lo sono, o sono tranquillamente navigabili.
Il caos non è sempre nemico. A volte è solo disordine temporaneo. E se sai orchestrarlo, diventa parte del processo.
Ma di questo, come ho detto, parleremo.
Guardare quello che lascio, quello che si crea, quello che si creerà
Nei momenti più complessi, pensare alla ristrutturazione mi ha aiutato.
Guardo quello che lascio. La cucina vecchia, inefficiente. Il salotto disordinato. La camera da letto evitata.
Guardo quello che si è creato. La cucina nuova, scintillante, pronta.
Guardo quello che si creerà. Il salotto finito. La camera da letto completa. Tutta la casa, al termine, migliore di prima.
Non mollo. Vado avanti. Con pazienza.
Questo percorso è chiave. Ma non unico. Ci saranno altre ristrutturazioni. Sempre. Perché crescere significa continuare a rimettere a posto, aggiungere pezzi nuovi, migliorare.
Scriverlo aiuta me in primis. Lo rende reale, tangibile. E stimola l’effetto rizoma. Perché come vi dissi, lo vedo utile e applicabile su vari piani.
Conclusione
Se anche voi state ristrutturando, e non trovate il bicchiere, va bene così.
È inscatolato. Lo ritroverete. Nella scatola giusta. Al momento giusto.
Se dimenticate cose che normalmente non dimentichereste, va bene così. State ristrutturando. L’energia cognitiva è altrove. Su lavori più importanti.
Se sembrano capitare imprevisti, caos, ostacoli, va bene così. Sono parte del processo. E sono navigabili.
Cucina, salotto, camera da letto. Tre stanze. Tre fasi. Una completa, una in corso, una appena iniziata.
E il bicchiere? È lì. Inscatolato. Non perso.
Va bene così.