Pragmatismo

Marco Aurelio e Epitteto: due volti dello stoicismo quando la pressione cambia

Marco Aurelio scriveva per sé, senza pensare alla pubblicazione, e quel journaling lo aiutava a governare un impero sotto pressione enorme. In questo periodo di stress da liquidità capisco perché: Epitteto mi ha dato le basi teoriche, ma è Marco Aurelio a diventare fondamentale ora, quando la teoria deve trasformarsi in azione concreta.

Non si molla la semina. Si affronta, un numero alla volta.

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Accettare non significa stare bene

Accettare un trigger del passato non significa automaticamente stare bene. La vera sfida arriva dopo: non soccombere quando quel trigger si ripresenta. Nei momenti di stanchezza, quando anche la metacognizione rischia di diventare spettatrice invece che guida, sono le pietre del Go posizionate nei momenti tranquilli a fare la differenza.

Come insegnavano Epitteto e Marco Aurelio, ciascuno a modo suo: non negare l’emozione, non lasciare che comandi.

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Interiorizzazione, parte due: quando arriva a salvarti proprio nei momenti stanchi

L’interiorizzazione si vede davvero quando arriva proprio nei momenti stanchi, quasi a salvarti senza sembrare un miracolo.

In questo periodo di stanchezza accumulata ho visto la metacognizione bloccare tendenze compulsive nel lavoro, ho visto come parlare apertamente aiuti in famiglia più di ogni tecnica, e ho capito il confine sottile tra crescita personale e narrative pericolose costruite con gli stessi strumenti che usiamo per migliorarci.

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Interiorizzare: quando un concetto smette di essere strumento e diventa parte di te

Interiorizzare non significa ripetere fino a memorizzare. Significa portare un concetto così dentro da renderlo automatismo, da non doverlo più cercare quando serve. Nell’ultimo anno la filosofia è passata dal lavoro alla vita personale come escalation.

Due episodi recenti, una trattativa complessa e una situazione di volontariato con un interlocutore aggressivo, mi hanno mostrato cosa significa quando Socrate, Dewey e Gadamer smettono di essere strumenti e diventano parte di te.

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La semplicità come superpotere: quando meno diventa più

La complessità è una composizione di semplicità ben strutturate. Sembra un paradosso, eppure me lo hanno dimostrato due contesti lontanissimi: i videogiochi strutturati come Soviet Republic, dove ho imparato a concentrarmi su un sistema per volta invece di voler padroneggiare tutto subito, e una videochiamata inaspettata con Marco, entusiasta dopo aver provato un gioco grezzo che avevo costruito con l’AI.

La semplicità applicata bene crea grandi cose.

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Il framework filosofico per l’AI: quando otto pensatori diventano sparring partner

Ho saltato il post di Pasqua perché non avevo l’insight. L’AI mi aiuta, ma con l’uomo al centro: farle scrivere qualcosa tanto per avrebbe significato snaturarmi. Oggi racconto come otto filosofi, Socrate, Kant, Hegel e gli altri, sono diventati un framework operativo per dialogare con l’AI e fare coding.

Non strumenti da applicare, ma un modo di pensare da abitare.

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Quando il Gate fallisce: Filosofia applicata, Errori inclusi

Ho fallito il gate di Kant in una discussione recente, e quel fallimento ha condizionato tutto quello che è venuto dopo. Eppure qualcosa si è mosso lo stesso. Perché dare un nome ai concetti filosofici li rafforza e li interiorizza.

Otto filosofi, un framework: non roba da accademia, ma strumenti per comunicare meglio, capire dove si sbaglia, e creare le condizioni perché certe pietre nel Go producano effetti inaspettati.

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Demotivazione: il prezzo silenzioso di chi ci crede davvero

La demotivazione arriva anche a chi mette l’anima, combatte lo status quo e ci crede davvero. Non è debolezza, è fisica. Senza alleati e senza sistema, anche le persone più determinate arrivano al ventesimo chilometro della maratona esaurite, senza vedere ancora lo stadio. Ma il sistema cambia tutto.

E certe pietre nel Go, posizionate con pazienza, mostrano il loro valore quando meno te lo aspetti.

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La tecnologia uccide i rapporti umani. Siamo sicuri?

L’AI uccide la creatività, la tecnologia distrugge i rapporti umani. Lo diciamo spesso, ma siamo sicuri? Al parchetto con i miei figli, iPhone in mano e Claude Code attivo, chiacchieravo con le mamme e giocavo con Marco e Amelia. La tecnologia lavorava per me, io costruivo il resto.

Il vero strumento non era l’hardware, era il pensiero.

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