Il framework filosofico per l’AI: quando otto pensatori diventano sparring partner

Ammetto che il post di Pasqua mi è sfuggito. Durante le festività natalizie ero riuscito a incastrare bene le pubblicazioni, ma questa volta no. Quando ho provato a scrivere non avevo l’insight, e mi sono detto: “Meglio aspettare che pubblicare qualcosa di poco valore.” Questo nonostante l’AI mi aiuti, e il motivo sta proprio nel come mi aiuta.

Per me l’AI funziona con l’uomo al centro. Farle scrivere un post tanto per avrebbe significato snaturarmi, soprattutto in questo contesto. Anche su LinkedIn evito quell’approccio: la centralità del mio pensiero persiste, l’AI è il mio ghost writer e a volte sparring partner. Ed è proprio da quest’ultima parola che voglio partire oggi.

Come nasce un framework filosofico per l’AI

Complice la mia passione per la filosofia e il desiderio di mostrarne la potenza concreta nelle nostre vite, ho deciso di sviluppare per l’AI un framework filosofico. Ma cosa significa esattamente?

Ero già appassionato di filosofia, e grazie all’AI sono tornato a studiarla con strumenti diversi. Con NotebookLM riesco a muovermi in modo reticolare tra i concetti, creare connessioni e esplorare in modo più naturale per il cervello. Questo mi ha permesso di allargarmi a 360 gradi, dai filosofi occidentali a quelli arabi medievali, agli orientali, fino ai matematici come Poincaré.

Tra i filosofi occidentali, otto in particolare mi hanno fatto capire che, se articolati e strutturati bene, possono diventare strumenti potenti con l’AI, sia nei dialoghi generici che nel coding assistito con strumenti come Claude Code.

Gli otto filosofi e il loro ruolo

Socrate è il gate dell’interrogazione. Prima di agire fa la domanda giusta, smonta le certezze false attraverso domande, e trasforma il non sapere in punto di partenza genuino invece che in blocco.

Platone porta i valori alla superficie. Quando una scelta sembra ovvia ma non convince del tutto, Platone fa emergere i valori impliciti che la guidano e li gerarchizza, chiarendo cosa è davvero non negoziabile.

Aristotele costruisce il vocabolario condiviso e verifica la solidità logica del ragionamento. Quando due persone usano la stessa parola intendendo cose diverse, Aristotele dissolve l’ambiguità prima che diventi un problema.

Kant è la parentesi aperta, il gate anti-bias. Esamina il frame cognitivo prima di agire, chiede se stiamo ragionando per inerzia o per buona ragione, e applica il suo imperativo categorico, quella domanda scomoda: “Questa scelta funzionerebbe se tutti la adottassero?”

Hegel entra quando il problema sembra un bivio senza uscita. La sua Aufhebung, il superamento che conserva, cerca la terza via dove altri vedono solo due opposte impossibili da conciliare.

Dewey riporta tutto alla realtà concreta. Ogni soluzione va testata nella pratica, ogni fallimento è un dato empirico non una vergogna, e ogni risposta è provvisoria finché l’esperienza non la conferma.

Wittgenstein lavora sul linguaggio. Quando una discussione gira in tondo senza progredire, spesso il problema non è nel contenuto ma nelle parole usate, che in contesti diversi portano significati diversi.

Gadamer chiude il cerchio. Non riassume ciò che è emerso, lo sintetizza in una comprensione nuova che nessuno aveva prima di quel percorso. È la fusione di orizzonti, qualcosa di genuinamente diverso da ciò da cui si è partiti.

Tre piani di sviluppo

Questo lavoro si è mosso su tre livelli. Il primo è un file markdown da usare nelle conversazioni quotidiane con l’AI. Il secondo è un set di file dedicati al coding assistito con Claude Code. Il terzo, ancora in sviluppo, è un sistema multi-agente, il più ambizioso dei tre.

Il sistema multi-agente sarà qualcosa di diverso rispetto al semplice file markdown. Non un contesto iniziale da fornire, ma un sistema vivo, un vero sparring partner capace di attivare i filosofi in modo autonomo secondo il momento e il tipo di problema. Sia io che persone a me vicine stiamo già usando le prime versioni, quella generica e quella di coding, e funziona. Ci sorprende soprattutto quando si ferma davanti a un problema e ci fa ragionare con l’imperativo categorico kantiano o con domande socratiche. E quando chiediamo all’AI “Quali filosofi hai usato?”, la spiegazione che emerge è ogni volta interessante.

Non vedo l’ora di completare il sistema multi-agente, specie guardando ai mesi di aprile, maggio e giugno. Tre mesi che tra impegni lavorativi e un caldo sempre più pesante, conseguenza diretta del cambiamento climatico antropogenico (AGW), diventano ogni anno più densi e complessi da gestire.

La filosofia che diventa parte di te

Nei prossimi mesi aprirò anche su Medium e su un canale Telegram dedicato. Saranno spazi diversi da questo blog, con formati e approcci differenti, più tecnici in alcuni casi, più sperimentali in altri. Ma ho voluto parlarne qui perché questo blog è dove racconto il percorso, e il framework filosofico è parte di quel percorso.

E chiudo con la cosa che trovo più affascinante di tutto questo. L’aspetto migliore del framework non è l’utilizzo in sé. È l’interiorizzazione. Nei dialoghi e nei ragionamenti, i filosofi diventano sempre più parte di me. Non li applico, li abito. E questo, più di qualsiasi strumento, spinge l’evoluzione del pensiero.

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