La complessità è una composizione di semplicità ben strutturate e contestualizzate. Sembra quasi un paradosso, eppure è una delle cose più concrete che ho capito nell’ultimo periodo. E come spesso accade, me lo hanno dimostrato due contesti apparentemente lontanissimi tra loro.
I videogiochi come palestra di sistemi complessi
Chi mi conosce sa che i videogiochi strutturati sono tra le mie attività di ricarica cognitiva preferite. Giochi come Worker and Resources: Soviet Republic, Farm Manager, Cities Skylines o Timberborn non mi affascinano solo per il gioco in sé, ma per la profondità dei sistemi che nascondono. Soviet in particolare ha un livello di micro-management che pochi giochi raggiungono, ogni catena produttiva, ogni flusso logistico, ogni decisione si ripercuote su tutto il resto.
L’errore che facevo era volerli padroneggiare a prescindere. Sessioni lunghe, obiettivi enormi, frustrazione costante. Il contrario esatto del principio di semplicità.
Una volta capito questo ho cambiato approccio. Ho iniziato ad affrontare tutorial e campagne come una palestra, concentrandomi su una sola parte per volta. Un sistema di trasporto. Un ciclo produttivo. Una filiera. Risolvo quello, ottengo la micro-gratificazione, capisco una parte del tutto. E gradualmente l’occhio si allena alla gestione dei sistemi complessi senza esserne sopraffatto.
Banale all’apparenza. Non ovvio nella pratica. E qui mi viene da ridere perché qualcuno ogni tanto mi dice “Luca ha imparato una nuova parola e ora la ripeterà sempre”, e in effetti con insight mi hanno già beccato. Forse sto solo interiorizzando, forse lo ripeto troppo, ma l’autoironia aiuta. In ogni caso il principio di semplicità, parola chiave anche nel libro che sto scrivendo e di cui trovate qualcosa su LinkedIn, si è rivelato prezioso in modi che non mi aspettavo.
Marco, Roblox, e una videochiamata inaspettata
Il secondo contesto è arrivato, come direbbero a Roma, così de botto.
Stavo lavorando a un esperimento di flusso con l’AI lato coding, usando le mod di Minecraft Java e i giochi Roblox come terreno di prova. Nel farlo ho costruito un gioco simil-horror ispirato alle backrooms per Roblox. Semplice, grezzo, fatto per testare il flusso di lavoro più che per altro.
L’ho fatto provare a Marco. Era entusiasta.
Mentre tornavo a casa mi ha videochiamato. Aveva aperto Roblox Studio e mi chiedeva come costruire qualcosa di simile. Il weekend è andato avanti così, lui a sperimentare, io a rispondere a domande. Prima gli raccontavo di queste cose e non mi ascoltava. Ora costruisce.
Quell’entusiasmo mi ha ricordato qualcosa di fondamentale. Se contestualizzi e applichi la semplicità puoi creare grandi cose. Un gioco grezzo fatto con strumenti accessibili ha acceso qualcosa in mio figlio che ore di spiegazione non avevano acceso. Perché era semplice, concreto, immediato. Perché lo vedeva funzionare.
La complessità che dimentichiamo di costruire
Spesso puntiamo direttamente alla complessità, saltiamo i passaggi, vogliamo il risultato prima del percorso. E così creiamo complessità fine a se stessa, che snatura pensieri e obiettivi invece di servirli.
La complessità vera, quella che regge, è sempre una composizione di semplicità ben strutturate. I sistemi più sofisticati che conosco, nel lavoro, nel pensiero, nei giochi, sono costruiti su fondamenta elementari gestite con precisione.
Nei prossimi post racconterò di come coding, AI e certi ambienti come Roblox o Minecraft Java possano diventare un banco di prova prezioso, per noi, per i nostri figli, e per il rapporto tra loro e noi.
Per ora mi fermo qui. Con la soddisfazione di chi ha visto un principio semplice fare cose grandi, in una partita a Soviet Republic e in una videochiamata con suo figlio.