Volontariato è una parola complessa. Molto più complessa di quanto sembri a prima vista.
Nel passato, e parlo di una certa generazione, il volontariato aveva spesso un significato diverso da quello che dovrebbe avere. Non per tutti, sia chiaro, e non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ma per molti significava riempire il tempo libero, quel tempo che arrivava dopo una vita lavorativa intensa e che andava occupato con qualcosa di socialmente accettabile. Fine a se stesso, spesso autoreferenziale, costruito attorno a logiche di potere e di abitudine più che di utilità reale.
Questo ha creato le basi di molte associazioni che oggi esistono, e va riconosciuto. Ma il metodo, il significato profondo, quello spesso era sbagliato. E lo noti ancora oggi in chi chiede sacrificio a prescindere, non innova, non cambia registro di comunicazione, non si aggiorna. In chi difende lo status quo perché lo status quo è l’unica cosa che conosce.
Resilienza e antifragilità: la combo che cambia tutto
La situazione è quindi tragica? No. E qui voglio introdurre due concetti che trovo fondamentali, spesso confusi ma profondamente diversi.
La resilienza è la capacità di resistere agli urti e tornare alla forma originale. È importante, necessaria, ma ha un limite: ti riporta dove eri prima. L’antifragilità, concetto sviluppato da Nassim Taleb, va oltre. Chi è antifragile non si limita a resistere, migliora grazie agli urti. Le difficoltà diventano carburante per evolvere, non ostacoli da superare.
Tra i volontari più giovani, e non solo giovani anagraficamente, vedo questa combo sempre più spesso. Numeri minori rispetto al passato, ma qualità diversa. Persone che lavorano per cambiare i messaggi, modificare le strutture, evolverle. E alcuni boomer, quelli che smettono di pensare da boomer, fanno la scelta più intelligente che possano fare: diventare consiglieri della saggezza invece che custodi del passato.
Come lo viviamo io e Greta
Io e Greta lo facciamo in modo quasi diametralmente opposto, e funziona proprio per questo.
Lei è sul campo, volontaria attiva con idee chiare e una presenza concreta nelle situazioni difficili. Io, complice il lavoro e il modo in cui ragiono, mi muovo più su quello che mi piace chiamare sistemi complessi: le parole, i cambiamenti, le persone, i meccanismi che tengono insieme o sfasciano un’organizzazione.
Approcci diversi, forte integrazione. Perché le sfumature del volontariato sono tante, e coprirle tutte richiede persone diverse che si muovono in modo diverso verso lo stesso obiettivo.
Quando lo status quo ti porta a odiare quello che amavi
C’è una cosa che mi infastidisce profondamente in questo mondo. Vedere qualcuno rallentare, ostacolare, e alla fine portarti a non sopportare o peggio odiare un ente che amavi. Succede quando lo status quo e interessi particolari arrivano a danneggiarti, direttamente o indirettamente, in modo pesante.
È successo vicino a me, in una realtà locale che non nomino. E so cosa significa ritrovarsi ad amare meno qualcosa che si amava, a sentire quella passione trasformarsi in fatica e amarezza. La mia mente per fortuna riesce ancora a dirmi “questa è una realtà, Luca, non tutta.” Ma non è scontato arrivarci.
In Croce Verde invece qualcosa si sta muovendo. Lentamente, con la pazienza che richiede ogni cambiamento vero. E spero che i fatti, step by step, lo confermino.
Un invito, senza retorica
Chiudo con una provocazione onesta.
Volontariato ha tante sfumature. Prima di dire “non ho tempo” o “non fa per me”, indagate. Quello che sembra banale o irraggiungibile spesso non lo è. Ci sono forme di volontariato che si adattano alla vostra vita, non il contrario.
E sulle adozioni a distanza, o iniziative simili, mi fermo un secondo. So che la risposta automatica è “non ho quei soldi.” Ma quei soldi, nella maggior parte dei casi, sono la cifra di un aperitivo al mese. Ho scritto mesi fa dei soldi come numeri e variabili, di come l’emotività distorce il nostro rapporto con il denaro. Ecco, applicatelo qui. Non chiedetevi “ho quei soldi?” ma “cosa fanno quei numeri?” Cosa producono concretamente nel mondo quelle cifre.
Io non sono ricco, anzi. Eppure sapere che in tutti questi anni ho contribuito ad aiutare bambini e famiglie mi rende qualcosa di più di utile. Mi rende felice.