Silenzio. Rimanere con i propri pensieri.
Continuiamo sempre a rincorrere qualcosa che riempia il vuoto, quasi avessimo paura del vuoto stesso. Discipline come la meditazione aiutano, e lo dico per onestà intellettuale perché è proprio in quel silenzio meditativo che il processo avviene. Ma oggi mi soffermo su un’altra prospettiva: il vuoto stesso, e cosa succede quando smetti di fuggirlo.
Il vuoto non è assenza. È potenziale
Nella nostra vita andiamo quasi in panico quando percepiamo il vuoto. Nei momenti critici, pur di non affrontarlo, lo riempiamo di pensieri, inneschiamo ruminazione, alimentiamo circoli che ci consumano invece di aiutarci.
Eppure i fisici stanno scoprendo qualcosa di affascinante: il vuoto quantistico non è vuoto assoluto. È cosparso di fluttuazioni di energia, particelle virtuali che appaiono e scompaiono, forze latenti che creano. Una delle teorie più accreditate sull’origine dell’universo dice che il Big Bang stesso potrebbe essere nato da una fluttuazione del vuoto. Il nulla che genera tutto.
Il paragone con la mente può sembrare ardito, ma regge. Un vuoto mentale gestito bene permette al cervello di muoversi liberamente, senza resistenza. E in quel fluido nascono idee, connessioni, evoluzioni. Se abbiamo fatto un percorso, di qualsiasi tipo, il cervello nel vuoto trova la calma per rimettere insieme i pezzi, applicare le novità, aggiornare il sistema operativo invece di soccombere ai vecchi schemi.
Questa settimana
Questa settimana è stata duramente complessa. Il lavoro mi ha presentato una sfida sulla liquidità molto impegnativa, e la settimana entrante non sarà inferiore. Un trittico difficile da gestire: ruminazione, paura, ansia che si alimentano a vicenda.
Però è stato proprio in questo contesto che ho assaggiato il vuoto davvero. L’ho fatto mio e ho lavorato con esso. Sono riuscito a seminare, per me e per il lavoro. Non mi sono fermato, ho continuato a pensare sulla distanza affrontando il breve. Ho gestito, ho anche lottato, ma soprattutto ho affrontato la ruminazione invece di subirla.
Un processo ancora in corso
Non voglio scrivere tanto, e non per pigrizia. La sfida è ancora in corso. Il combattimento con una parte vecchia di me continua perché il cambiamento continua. La paura c’è. Il panico, come un fuoco sopito, è lì. L’ansia anche.
Però sono qui.
Nel vuoto ho visto qualcosa di utile, sia lato cambiamento che lato idee. Osservarlo così da vicino affascina, anche quando fa paura.
Passo dopo passo i risultati si vedono. Dal fallimento, se guardiamo bene, si cresce. A 44 anni suonati, anche in una settimana come questa, mi sento meglio di come mi sarei sentito un anno fa. Forse perché sto cambiando. Forse perché sto applicando sempre meglio questi passi.
E il vuoto, man mano, sta diventando parte di questa strategia più ampia. Vista in astratto si ricollega a un mio mantra: navigare il caos e calare struttura su di esso.