Marco Aurelio e Epitteto: due volti dello stoicismo quando la pressione cambia

Marco Aurelio scriveva. Era un journaling ante litteram. Il suo scrivere lo aiutava a gestire emozioni, pensieri, decisioni, difficoltà. Pur essendo, per quei tempi, un uomo illuminato, viveva un periodo intenso, sia come Impero che nella sua vita familiare, Commodo compreso. I suoi scritti sono diventati un rafforzativo, la parte pulsante e concreta dello stoicismo.

Se Epitteto ci ha dato la componente più didattica, non meno importante, è grazie a Marco Aurelio se abbiamo potuto conoscere la parte più pratica, e forse a volte più utile, dello stoicismo. Entrambi contano, ma la nostra vita non è sempre uguale, e lo sappiamo bene.

Numeri, non catastrofi

Ve lo dico di nuovo, riferendomi a me. In questo periodo lo stress da liquidità ha raggiunto livelli notevoli. Un cliente con una fattura scaduta da tempo che chiede una nota di credito del 30% altrimenti non salda. Un altro che taglia tutti i fornitori, noi compresi. Una docenza il cui pagamento arriva solo nella seconda metà di settembre, non prima.

Quando gestisci una piccola società, e dai priorità a chi lavora con te, diventa un equilibrio complesso: incassi, fornitori, tasse, e poi la propria famiglia. Specialmente se il codice etico che ti sei imposto crea un certo ordine di priorità che non tutti seguono allo stesso modo.

Come vi ho raccontato, sono numeri. E più penso a quel concetto, più mi rendo conto di quanto sarei stato irrazionale in passato, e di come invece ora abbia preoccupazione, legittima, ma gestita. Osservo il presente, i pagamenti di ora, le azioni di ora. Non perché non pensi al dopo per superficialità, ma perché il dopo non è ora. Lo so, semplicemente non deve comandarmi.

Concentro le energie sulle azioni concrete, quelle che seminano e crescono. In passato mi muovevo con illogicità pur di recuperare flusso di cassa, ma era un sopravvivere irrazionale. Ora so che non posso mollare la semina, perché è quella la base del futuro. I problemi attuali, al di là dei singoli eventi, sono anche figli del passato, strascichi che si superano solo se non li perpetuiamo.

Perché proprio ora Marco Aurelio

Questa digressione nasce da un motivo preciso. Proprio in questo momento di ansia, a tratti di panico, sicuramente di preoccupazione, mi accorgo dell’utilità dello stoicismo, sia di Epitteto che di Marco Aurelio.

Ma se il primo mi ha dato le basi, il pensiero nei momenti chiave, è il secondo a diventare fondamentale adesso. Io non comando un Impero, ma con la dovuta astrazione le questioni non sono così diverse. Pensare a Marco Aurelio mi porta a pensare a me stesso, che scrivo su questo blog, che agisco ricordando i suoi scritti.

Forse il post di oggi, scritto a caldo di giovedì, nasce proprio per questo. Quel journaling terapeutico, quegli scritti alla Marco Aurelio. Non so con certezza il perché, ma so che mi aiuta. Mi riporta sul binario, mi concentra. Non si molla, si affronta.

Un’estensione, forse ardita, di Epicuro

E qui posso citarvi anche Epicuro. Non posso avere paura della morte perché se è presente lei, non ci siamo noi. Sembra assurdo, eppure ha senso: siamo qui, non siamo morti, siamo vivi, quindi possiamo agire.

Forse ho estremizzato Epicuro, applicando alla mia ansia da liquidità un ragionamento che lui aveva costruito per la paura della morte. Ma la logica di fondo regge comunque: finché siamo qui, vivi, presenti, possiamo agire. E se possiamo agire, la paura perde il suo potere paralizzante. La filosofia, ancora una volta, tende una mano. Non resta che afferrarla.

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