Ruminazione: la bastarda che ti divora la mente

Maggior freno banda cognitiva e benessere: ruminazione. Termine da ruminanti animali, usato psicologia. Processo mentale pensiero ripetitivo negativo su passato/futuro, fonte ansia, depressione. Parlarne oggi: maturazione percorso. È bastarda, cazzo se è bastarda. Perdonate parole dirette. Cliente richieste illogiche, ritardo fattura: loop inizia “Ecco chiede ma glissa fattura”, “Aspetta risposta non faccio subito”, “Rileggiamo email”. Infinito. Mente macina rabbia, si avviluppa. Danni: gestione evento pessima, stanchezza cognitiva, esagerare persona. Punto devastante: trasformare persona errori in Nemico Pubblico Numero Uno. Dati oggettivi decuplicati, mostri creati. Poi parlando risolto MA ferita rimasta per nostro atteggiamento. Ruminazione convince, costruisce narrazioni distorte. Tecniche: respirazione, grounding, cubo Rubik. MA servono contenuti, stare bene con io. Non immediato, non facile, possibile. Gran figlia di troia. Mente libera potere enorme. Tempo percettivo: ruminazione fermo loop, mente libera esponenziale connessioni. Pensiamoci.

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Il mito del “Fare”: perché Jobs e Ferrari non fanno a prescindere

In Italia esiste cultura del “Fare”. Sembra positiva. MA nasconde insidia profonda. Forte atrito, rabbia, ruminazione. Tema ruminazione più vasto, ne parleremo. “Fare a prescindere” problema. Non tollerato pensare, approccio sistemico. “Non filosofeggiare, muoviti!” Evento gazebo: tutti alle 7, fare senza criterio, errori, loop. Coding capo chino, zero problem solving. Confronto malato: fare = utile, pensare = intellettuale inutile. Rabbia brucia ancora, passaggio non facile. Buona fede spesso, mancano esempi. Jobs, Ferrari, Wolff: NON fanno a prescindere. Meccanismo applicabile tutti. Approccio sistemico non per inarrivabili. Winston Wolf: fare intelligente emergenza. Operativi + visionari: entrambi servono. Non uno sopra altro. Speranza, non condanna. Dialogare, mostrare, condividere. Unica negatività: fare a prescindere. Pensiamoci.

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Benessere, non felicità: ripensare il Natale

28 dicembre 2025, ultimo post dell’anno. Anno iniziato con esaurimento controllato. Forse è giunto momento parlare di Natale, mio rapporto complesso. Benessere, non felicità forzata. Felicità è bellissima MA Natale non può essere obbligo. Forzatura crea problema: aspettative altissime, iperfocus pre-Natale, down dopo (pesantezza cibo, dopamina finita, stress Capodanno). Benessere è sostenibile, libera felicità. Mio figlio Marco se n’è accorto: padre vive Natale come lavoro. Regali/auguri/cene ci stanno, problema è COME. Forzature vs rituali veri. Mia moglie ha mood giusto, io invidio (senso positivo). Quest’anno primo passo: rumore di fondo forzature, focus bimbi felici. Sto imparando. Passo dopo passo, briciola dopo briciola. Non perfetto, non risolto, ma possibile. Spero essermi spiegato.

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Il disagio non è un nemico: perché il cambiamento fa male (e va bene così)

Mercoledì 17 dicembre, dopo una mattinata intensa. Ho sperimentato disagio. Ma positivo. Il disagio non è un nemico. È segnale che il cambio sta avvenendo. Tre fasi: mente (resistenza totale), corpo (tachicardia, occhio pulsa), ricordo (lontano, non temuto). Neuroscienze confermano (Porges, Doidge, Prochaska). Cliente vampiro martedì: metodo Wolf (Pulp Fiction). Calma, strategia, confini multipli. Top dev Gen Z, rapidità mentale. Disagio forte quando mi oppongo a rispondere subito. Ma funzionava. “Cliente ha sempre ragione” = falso. Sono felice. Non benessere generico, proprio felice. Tempo percettivo, effetto esponenziale. Leggo sempre, rispondo quando posso con sostanza. Podcast 2026 con Amica.

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Ristrutturare: perché non trovi il bicchiere (e va bene così)

Questa settimana ho dimenticato attività casalinghe. Cose che normalmente non dimenticherei. Ma sto ristrutturando. Non la casa, me stesso. Tre stanze: cucina (capacità cognitive, completa), salotto (relazioni, in lavorazione), camera da letto (me profondo, appena iniziata). In una casa in ristrutturazione cerchi un bicchiere e non lo trovi. Non è perso, è inscatolato. L’energia cognitiva è altrove, su lavori più importanti. Dimenticare durante trasformazione è normale. Capitano imprevisti, sembrano caos, ma sono parte del processo. Orchestrare il caos, ne parlerò. Intanto: se non trovi il bicchiere, va bene così

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Quando il bias si evolve: da attacco frontale a strategia subdola

Il bias che ho nominato si è evoluto. Non più attacco frontale ma strategia subdola: attacchi laterali per riempire di nuovo la banda cognitiva, tagliare rifornimenti, bloccare attività liberanti. Ma li ho visti in tempo. La guerra ventennale (18 anni → 44 anni) continua. Il rizoma si espande: io, l’Amica con cui faccio audio filosofici, altri. Cerchi concentrici, non gerarchia. Temistocle a Salamina: non forza bruta ma strategia. Ieri: Victoria 3, orchestratore del caos. Swing del golf svuota mente. Il bias contrattacca. Ma io sono pronto. La palla è mia.

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La tecnica che mi ha liberato dalla ruminazione: nominare i bias

Questa settimana ho individuato il bias che mi domina da decenni: “Dipendo dagli Altri, non collaboro con gli Altri.” La tecnica di nominarlo—dargli un nome quando arriva—lo ha depotenziato. Il cervello passa da passivo ad attivo. La ruminazione cala, si libera banda cognitiva, arrivano idee. Non ho risolto, ma non subisco più. L’origine? Adolescenza, responsabilità adulte troppo presto. Il catalizzatore? Amelia, 26 settimane, 710 grammi, 109 giorni TIN. Da eroe forzato ad anti-eroe a stratega. Nominare, accettare, evolvere. Gli strumenti fanno la differenza.

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Golf, mente vuota e tempo percettivo: il mio rifugio consapevole

Il golf mi ha insegnato qualcosa che la meditazione forzata non è mai riuscita: svuotare la mente senza forzarla. Lo swing esige mente libera, corpo presente. Pochi secondi in tempo fisico, immenso in tempo percettivo. Come quando giochi coi figli e sembri un coglionazzo: loro felici, tu felice. Mente vuota, gioia piena. Il golf non è solo sport. È il mio modo di trovare armonia. Trova il tuo swing.

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Verticalizzare: la fatica di oggi che diventa benessere di domani

Verticalizzare significa personalizzare l’approccio. Costa fatica oggi ma genera benessere domani. Non è privilegio, è equità: dare a ciascuno ciò che serve per lo stesso traguardo. Da te stesso ai figli, dal lavoro al mondo. Uno studente neurodivergente verticalizzato oggi sarà adulto autonomo domani. Un dipendente compreso oggi sarà leader efficace domani. La fatica è investimento. Il benessere è rendimento. Esponenziale.

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Accettare non è arrendersi: il potere della serenità consapevole

Per anni ho pensato che accettare significasse arrendersi. Ma accettare non è subire. È strategia consapevole. Dalla scienza di Tetris post-trauma alla distinzione serenità/felicità, fino al paradosso: quando smetti di combattere ciò che non puoi cambiare, ottieni più potere. Accettazione non è passività. È intelligenza emotiva.

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